Il valore della (vera) famiglia

Nel contesto delle spesso agitate discussioni intorno agli argomenti di cui si parla di seguito, vogliamo pubblicare una lettera, scritta da un appartenente alla nostra comunità, pubblicata recentemente su un quotidiano locale.

Negli accesi dibattiti su famiglia, separazioni, divorzi, secondi o terzi matrimoni, coppie di fatto (etero o omosessuali), matrimoni fra omosessuali, lesbiche e transes­suali, convivenza, per non parlare della nuova moda del vivere assieme ma in case diverse (“Living Apart Together”, già molto diffusa in altri Paesi) e via dicendo, c’è sempre qualcuno che – non a torto – sottolinea come tutta questa “varietà” sia nata proprio dalle ceneri della famiglia tradizionale (o, meglio, famiglia naturale: quella che, fra non molto, andando avanti così, diventerà purtroppo la famiglia “diversa”).

In effetti, se la maggior parte delle famiglie avessero tenuto alta la dignità, la compattezza, il senso, i valori, lo spirito di quel nucleo familiare che io consi­dero ancora l’unico vero (uomo, donna e, se si è in questo benedetti, figli), molte deviazioni e alterazioni avrebbero trovato ben poco spazio. I bimbi che nascono in una casa con mamma e papà i quali – nonostante tutte le difficoltà di un matrimonio – si amano, si rispettano, rimangono fedeli, prestano fede fino all’ultimo all’impegno preso (di fronte alla società e di fronte a Dio), si sacrificano, fanno di tutto per fare della casa un luogo d’amore e un rifugio sicuro nel marasma di questo mondo, solo in casi molto rari percorreranno, da adulti, strade diverse.

È dunque vero che la crisi della famiglia “tradizionale” genera molte trasformazioni e falsificazioni della stessa, ma è proprio sulla famiglia, allora, che si deve lavorare. Molti disordini sociali ed etici nascono dallo scompiglio e dal fallimento di tanti, troppi focolari domestici, e moltissime persone e famiglie, poi, in un circolo vizioso da cui è difficile uscire, vengono a loro volta influenzate dal corpo sociale impazzito, e non trovano più l’orientamento. Tutti i cittadini, credenti e non, dovrebbero mettersi la classica mano sulla coscienza e capire che, se daranno vita a famiglie vere e sane, contribuiranno al bene proprio e alla formazione di una società migliore, costruendo la gioia propria, dei propri figli e dei figli dei propri figli.

Da Cristiano, poi, nei miei quasi trentacinque anni di matrimonio, ho sempre considerato la mia famiglia come formata non solo dai suoi componenti umani (mia moglie, le nostre figlie, il sottoscritto), ma anche dal Signore Gesù, il quale è costantemente presente e influenza le nostre scelte, i nostri atteggiamenti, e ci aiuta nei momenti difficili, ci è di modello per superare incomprensioni, egoismi, desideri distruttivi (sempre presenti in ogni essere umano), affinché ciò che abbiamo deciso di costruire sia portato a termine secondo la solenne promessa fatta: nella buona o nella cattiva sorte, in povertà o ricchezza, in salute o malattia…

Valerio Marchi

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